Cinema italiano! Le locandine più belle.

Mi hanno sempre affascinata! Le ho sempre osservate da quando ero bambina ed ho sempre sperato di poterne progettare una! Ancora oggi mi lascio ispirare dalle locandine per la scelta del film, sia al cinema ma anche su Netflix, Amazon Prime, cambia poco.

Soltanto dopo aver osservato la locandina leggo la trama del film o della serie tv.

Dai primi poster francesi di fine Ottocento ad oggi, la storia della locandina cinematografica si intreccia con quella dell’industria del cinema e delle arti visive in genere. Fino alla seconda Guerra Mondiale, i manifesti sono stati uno dei principali veicoli per pubblicizzare le pellicole, e hanno contribuito in modo decisivo al loro successo.

1895 – Fratelli Lumière di Marcellin Auzolle

Le prime locandine cinematografiche compaiono in Francia alla fine dell’Ottocento, con la nascita del cinema stesso. Jules Chéret e Marcellin Auzolle iniziarono a pubblicizzare l’invenzione dei fratelli Lumière usando lo stile tipico dell’Art Nouveau, caratterizzato da litografie ricche di colori vivaci e personaggi illustrati nei minimi dettagli.

Regola comune ai giorni nostri è illustrazione accattivante.

La descrizione particolareggiata degli spettatori e delle scene del film serviva a far capire al pubblico se la pellicola era adatta o meno a tutta la famiglia, e il genere a cui apparteneva.

1908 – Fratelli Pathè di Adrien Barrère

Lo stock poster, un manifesto utilizzabile per più eventi in cui venivano aggiunte di volta in volta le informazioni sullo spettacolo. Ne è un esempio il poster riportato qui sotto di Adrien Barrère, in cui lo spazio bianco dello schermo veniva sostituito con una scena del film.

In America invece, con l’ascesa di Hollywood dopo la fine della prima Guerra Mondiale e la diffusione dei primi lungometraggi, la locandina inizia a raffigurare il cast o l’attore principale, il nome del regista, il titolo del film e una sintesi della trama. Per produrlo si continua a usare la litografia a colori, l’unica tecnica di stampa che, seppur costosa, permetteva di ottenere delle illustrazioni di alta qualità.

Nell’America degli anni ’50, registi come Otto Preminger, Billy Wilder e Alfred Hitchcock iniziarono a produrre e a promuovere i loro film autonomamente, affidandosi al lavoro di Saul Bass. Questo designer americano iniziò a progettare l’intera identità visiva delle loro pellicole, dalla creazione dei titoli di testa e di coda alle locandine, introducendo uno stile completamente nuovo, caratterizzato da un design minimalista e fortemente evocativo. Per la prima volta nella storia del poster cinematografico, Bass riuscì a riassumere il significato delle pellicole attraverso un linguaggio simbolico, fatto di colori primari e forme geometriche decise. 

Uno dei suoi lavori più celebri fu la sequenza introduttiva della pellicola “Anatomia di un omicidio” di Otto Preminger, nel 1959. In essa i pezzi che componevano la sagoma di un cadavere iniziavano a scivolare dentro e fuori dallo schermo, evidenziando i titoli che si alternavano a ritmo di jazz. Bass usò lo stesso concept grafico per la locandina del film.

1958 – La donna che visse due volte di Saul Bass

Altrettanto famose le sequenze introduttive e le relative locandine dei film di Hitchcock “La donna che visse due volte”, “Intrigo internazionale” e “Psyco”. Le grafiche originali e d’impatto create da Bass contribuirono indubbiamente ad aumentare la notorietà di questi registi.

Anni 50 – Ladri di biciclette di Ercole Brini

Negli anni ‘40 e ‘50, in Italia si affermò il movimento neorealista: registi come Luchino Visconti, Vittorio De Sica e Roberto Rossellini si ispiravano a storie contemporanee per rappresentare la vita della gente comune nell’Italia del secondo dopoguerra. Per queste pellicole i cartellonisti italiani scelsero prevalentemente ritratti ad acquerello che ritraevano una scena del film, oppure rielaboravano la trama in modo più libero. Anselmo Ballester e Ercole Brini firmarono alcuni dei manifesti più famosi dell’epoca. Nella locandina di “Ladri di biciclette” Brini scelse volutamente un’immagine “dolce” e dai colori delicati, quasi ad attenuare la cruda realtà descritta nella pellicola.

L’avvento della locandina fotografica

L’invenzione dei videoregistratori all’inizio degli anni ’80 e il successivo avvento di Internet e delle pay TV negli anni ’90 spingono la locandina cinematografica verso nuovi standard. Con l’arrivo dei programmi per la rielaborazione digitale dell’immagine, la fotografia sostituisce completamente l’illustrazione, e per le locandine si inizia a usare una composizione standardizzata, caratterizzata dai volti dei protagonisti (o della star principale) e da alcuni fotogrammi tratti dal film, con un risultato spesso più freddo e asettico. Esistono però alcuni esempi notevoli, tra cui ricordiamo il poster di “Kill Bill” del 2003, con la sua illustrazione di gusto un po’ retrò, e quello di “Moon”, il film di fantascienza di Duncan Jones uscito nel 2009, che utilizza un mix riuscitissimo di grafica e fotografia.

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Io ho deciso di restare in Calabria e di investire su me stessa

Sono nata, vivo e lavoro in Calabria.

Ho deciso di restare in Calabria.
Ho deciso di investire su me stessa, lasciando un lavoro con assunzione a tempo indeterminato ottenuto per meritocrazia e non per raccomandazione.
Ho deciso di lavorare in Calabria perchè non ho paura dei malaffari.

Il Sud ha bellezze uniche. Territori naturali e materie prime di eccellenza. Il Sud ha bisogno di possibilità. Forse manca la cultura e la consapevolezza del potenziale di quello che si potrebbe fare ma nessuno lo fa.

foto di CristianoVideographer

Di solito non parlo molto di me, non è nelle mie corde.

Oggi voglio raccontarmi un poco. Ultimamente ho sviluppato questa convinzione: il progetto più importante che io possa portare avanti sono io. Proprio così: io.

“Il progetto più importante a cui puoi lavorare sei tu”
Bruce Lee

Vorrei raccontarti di come sono arrivata a questa conclusione.

Sto facendo la cosa giusta? Funzionerà?  Sto spendendo soldi inutilmente? E se va male? Ma potrebbe andare bene!
Paura, paura del fallimento. Paura degli errori.
Avrò successo? Ci riuscirò?

Avevo questi dubbi quando nel 2018 mi sono licenziata da dove lavoravo ma sono dubbi fissi e quotidiani. È faticoso, devo ammetterlo, ma l’esperienza, soprattutto stando a contatto con i clienti mi sta portando a comprendere che la creatività da sola non basta. Servono competenze, strumenti specifici e tenacia, tanta tenacia.

Ma a pensarci bene cosa vuol dire avere successo? Per me vuol dire fare il mio lavoro con passione e dedizione e poter vivere dignitosamente.

Sorrido, sorrido e guardo oltre!

Non fraintendermi, non voglio tediarti con le mie paranoie ma quello che ho capito durante tutti questi anni di lavoro è che la persona funziona meglio di un progetto

In questi ultimi mesi sto lavorando al mio riposizionamento: ho deciso di puntare tutto su me stessa. Ho preso questa decisione perché nel tempo mi sono reso conto che molti dei soldi che ho investito in progetti, avrei potuto investirli su di me. Per una strategia più mirata, per un sito nuovo.

A proposito lo hai visitato: che ne dici?

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