Oggi più che mai il design è un inno alla semplicità. Un modo per sopravvivere in un mondo divorato dal consumismo, dalla sovrabbondanza, dall’eccesso senza freni. Il design è semplice, e vuole esserlo per sopravvivere. Il minimalismo è l’arma utilizzata per combattere la sovrabbondanza. Lo è da tempo immemore. Qualche volta il consumismo ha provato ad abbatterlo, a consumarlo, ma il minimalismo è sopravvissuto sempre. Ed oggi più di prima ha ragione di esistere. Viviamo in un mondo che è un susseguirsi di crisi, la crisi economica, la crisi ecologica, la crisi sanitaria e ancora una nuova crisi economica. Ed è per questo che oggi più che mai abbiamo bisogno di semplicità. Gli slogan del minimalismo, un inno alla semplicità. Less is more Ludwig Mies Van der Rohe È forse lo slogan più famoso del minimalismo. Less is more, la celebre frase di Ludwig Mies Van der Rohe, divenuta il manifesto del…

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Credo sia un argomento difficile da trattare e apparentemente non legato alla mia professione, ma chi mi conosce bene sa che sono sempre alla ricerca e in continua formazione. Non so se tutti avete spulciato i miei post dell’ultimo anno ma ho pubblicato alcuni manifesti, ovviamente fatti da me, con dei fotomontaggi che oltre ad essere degli esercizi di stile con il software Photoshop, vogliono rappresentare delle particolarità. Alcuni li hanno definiti banali altri geniali. Io mi chiedevo, al di là dei giudizi dei miei follower, quale potesse essere il nome giusto per definire queste “cose” e in una notte insonne ho letto della sinestesia, vocabolo che ignoravo. Cos’è la sinestesia? Il fenomeno della sinestesia, nelle sue forme più varie, è un fenomeno di integrazione multisensoriale che si verificano tra stimoli di diversa natura. Dallo studio della sinestesia, infatti, che è una condizione insolita e particolare, è possibile risalire e…

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Ci risiamo! Il Covid-19 non è mai andato via e non ha mai perso carica virale. Si parla sempre e solo di virus, di pandemia, si scongiura un eventuale lockdown. Giorni di ansia e di incertezza per il futuro, per chi come me non ha uno stipendio fisso ma deve guadagnarsi da vivere giorno dopo giorno nell’incertezza assoluta. Abbiamo il dovere di seguire le indicazioni che ci sono state date e di dare un contributo pratico per superare questo enorme ostacolo. Le pandemie ci sono sempre state e l’uomo alla fine ne è sempre uscito vincitore. Questo scritto è una mia riflessione, non ho la sfera di cristallo e non sono abilitata a fare i miracoli ma voglio condividere con voi ciò che sto pensando in questi giorni per me stessa e per i miei clienti. RIVEDI IL PIANO DI COMUNICAZIONE Dirai ma io ho già rivisto il piano di…

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Finisce un week end nel team comunicazione di Sciabaca. Nuove conoscenze, confronti interessanti, imprenditori umili (Rubbettino Editore – Lanificio Leo – FARM CULTURAL PARK), gente bella. Primo fine settimana di Ottobre al lavoro nel team comunicazione di Sciabaca Festival, organizzato da Rubbettino, eccellenza calabrese. Una rassegna di personaggi e di talk interessantissimi con tanti spunti di riflessione. Un monito dal centro Calabria, anche noi ci siamo, anche in Calabria si può fare. Energie positive, persone fonte di ispirazione. Autenticità. Diffusione di idee di valore. La Calabria bella, la Calabria che vale. La Calabria è meraviglia, cultura, accoglienza, opportunità.

Quando si parte con la creazione di un naming è fondamentale innanzitutto avere in mente gli obiettivi di branding: il naming deve rispecchiare la brand identity e la brand image del marchio a cui è associato.  Se il processo di naming parte da zero e non si hanno ancora le idee chiare sul nome da dare al marchio si può procedere per step. Studiare la concorrenza e guardare i trend di settore per cercare ispirazione, creare delle mappe mentali per trovare collegamenti con il nostro prodotto/servizio a cui non avevamo pensato e fare brainstorming. L’importanza strategica del naming Anni fa il nome della marca coincideva spesso con il nome del fondatore. Oggi, in seguito alla costante evoluzione del mercato, è necessario trovare nomi originali in grado di dare un’identità solida a un’azienda, a un prodotto o a un servizio. Secondo numerosi esperti di marketing, infatti, le premesse per il successo commerciale di un nuovo prodotto risiedono in buona…

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In che modo l’immagine coordinata aziendale influenza la vita di impresa? Perché è importante che tutti gli elementi comunicativi siano coerenti? In questo articolo troverai le risposte a queste domande e scoprirai come creare un’immagine coordinata professionale in grado di migliorare la percezione del brand. Non solo grafica! Nel 99% dei casi quando si parla di immagine coordinata aziendale si pensa alla grafica del bigliettino da visita, della carta intestata, della brochure e del sito internet. Ma siamo sicuri che l’immagine coordinata sia solo una questione di estetica? Se fosse così, per creare un’immagine coordinata aziendale efficace basterebbe sviluppare un bel progetto creativo e declinarlo nelle varie forme di comunicazione. Dietro ad un progetto di immagine coordinata c’è molto di più. Graphic designer e semiotici devono lavorare insieme, integrando conoscenze e abilità. Non conosci la semiotica? La semiotica è quella disciplina che studia come un simbolo si lega ad un marchio,…

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L’annosa questione del genere maschile o femminile: si dice il font o la font? Il termine font deriva dal francese fonte (genere femminile) che significa fuso, a ricordare il processo di realizzazione dei tipi. È proprio per la concordanza con l’origine francese che si tende spesso a dire la font. Ma noi usiamo specificatamente il termine font, e non font: font è un termine inglese che, come molti nomi di cose in inglese, è di genere neutro. Nella traduzione dall’inglese all’italiano, mentre persone e animali mantengono il genere maschile o femminile che avevano in origine, il genere delle cose si accorda spesso con quello della sua traduzione in italiano. Per questo si dice la e-mail, il kit, la austerity, la password. Se pure è vero che la traduzione di font in italiano è anche “polizza” (che sarebbe femminile e quindi: la font), è senz’altro più diffusa e popolare la traduzione – anche se in parte scorretta – “carattere”. Senza dimenticare che, quando nei prestiti da…

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Mi hanno sempre affascinata! Le ho sempre osservate da quando ero bambina ed ho sempre sperato di poterne progettare una! Ancora oggi mi lascio ispirare dalle locandine per la scelta del film, sia al cinema ma anche su Netflix, Amazon Prime, cambia poco. Soltanto dopo aver osservato la locandina leggo la trama del film o della serie tv. Dai primi poster francesi di fine Ottocento ad oggi, la storia della locandina cinematografica si intreccia con quella dell’industria del cinema e delle arti visive in genere. Fino alla seconda Guerra Mondiale, i manifesti sono stati uno dei principali veicoli per pubblicizzare le pellicole, e hanno contribuito in modo decisivo al loro successo. Le prime locandine cinematografiche compaiono in Francia alla fine dell’Ottocento, con la nascita del cinema stesso. Jules Chéret e Marcellin Auzolle iniziarono a pubblicizzare l’invenzione dei fratelli Lumière usando lo stile tipico dell’Art Nouveau, caratterizzato da litografie ricche di colori vivaci e personaggi illustrati nei minimi…

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Non è uno slogan ma una frase attraente, interessante e riconoscibile. È una breve pensiero che accompagna sempre il naming. Collega in modo univoco e strategico i valori della tua azienda e l’identità visiva, deve esprimere con chiarezza il valore di un brand. Non cammina mai da solo ma insieme al naming, al pittogramma o al monogramma compone l’essenza della brand identity.

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Dopo qualche settimana di pausa ripropongo la mia rubrica /Du-ràn-te/. Oggi è il turno di Gianluca, siamo freelance entrambi, lavoriamo di notte e desideriamo una giornata di 30 ore. Sono un graphic designer da quando avevo 19 anni, ora ne ho 34 ed è passato un pò di tempo dall’istallazione del mio primo photoshop. Ho sempre avuto soprannomi nel mio lavoro, molte volte legati al nome delle mie attività, quindi prima ero Gianluca “Nexus” ora Gianluca “ARTIST”, ma all’anagrafe sempre Gianluca Sportaro. Ho solo lavorato da freelance, questo mi ha sempre dato massima libertà nell’esprimere e nello scegliere i lavori che più mi piacevano. Ho partecipato a molti concorsi e ogni tanto ho anche vinto, come ad esempio il concorso per la realizzazione del logo per la Fondazione “Regioni del Mediterraneo”. Negli ultimi anni ho virato verso il fashion designer con il mio brand ARTIST. Da esperto del settore design…

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